Insieme alla collega del mio Comitato Locale, Lorena P, faccio parte del Team "Umbria" delle Squadre di Supporto Psicologico Nazionale (attualmente poco più di 100 persone in tutta Italia divise in 6 Teams). Abbiamo dovuto superare una preselezione a cui è seguito un corso, tenutoci da una bravissima psicologa ligure - diversi fine settimana in full immersion -, con buon ultimo l'esame finale.
Da allora noi del Team ci siamo incontrati quasi ogni mese sotto la super visione del nostro coordinatore (psicologo anche lui) per aggiornarci e fare esercizi.
A cosa servano queste Squadre è presto detto (la durezza del corso è un'altra cosa): ormai da anni si è scoperto che molte persone coinvolte in grandi emergenze non solo vengono a soffrire di perdite di beni materiali o, peggio, affettivi ma anche evidentemente di grandi sofferenze psicologiche. Noi siamo stati formati per venire loro incontro; inoltre, come si può ben immaginare, anche il soccorritore può avere bisogno di noi visto lo stress psico-fisico cui viene sottoposto. La nostra attività non si esprime solo nelle grandi emergenze: anche il quotidiano vivere può creare stati di bisogno come tutti potete immaginare. Di lavoro ne abbiamo, insomma e purtroppo.
In questo anno e più della tragica guerra e post guerra in Iraq il nostro Commissario Nazionale, Maurizio Scelli, ha mandato in Italia tutte quelle persone (uomini, donne e bambini) che non potevano essere curate adeguatamente nel nostro Ospedale di Baghdad. Le patologie più gravi o specialistiche. Quasi tutte le Regioni italiane hanno ospitato o ospitano queste persone: la scelta avviene a seconda delle cure di cui necessitano. L'Umbria nei suoi Ospedali di Perugia (Monte Luce e Silvestrini) e Terni (nel suo Santa Maria) ha già curato tante persone irachene.
In questi giorni a Perugia ci sono, fra gli altri, due giovani ragazze irachene che aspettano i risultati di diversi esami medici. E' stato deciso dal nostro Commissario Regionale e dal nostro Direttore Regionale di mandare qualcuno del Team dalle ragazze. Il nostro coordinatore ha scelto me vista la mia conoscenza dell'inglese (insomma me la cavo) e facendomi affiancare da Lorena.
Il nostro primo incontro con le ragazze è avvenuto sabato scorso (3 luglio, per me un anniversario molto caro). Sono ragazze simpatiche e stare con loro è stato davvero piacevole. Lorena ha subito fatto lega e le tre donne mi hanno ben presto messo "in mezzo" (il cielo non ha confini per le donne). Ho imparato da loro tante parole arabe e loro da noi diverse italiane; insomma ci siamo capiti e abbiamo passato insieme diverse ore. Presto ci rivedremo.
Con loro c'era uno zio che l'indomani partiva per tornare a Baghdad (aveva accompagnato un non vedente) e lui parlava inglese fluentemente; mi ha detto che conosce il Capitano Roberto Baldessarelli (Direttore del Campo di Baghdad e mio insegnante al corso Nazionale Istruttori Protezione Civile a cui sono legato da cara amicizia) e che gli avrebbe portato i miei saluti. Mi ha anche raccontato qualcosa della situazione adesso in Iraq.
Quando a sera Lorena ed io stavamo andando via, poco prima di essere al nostro automezzo Cri, mi sono girato per un ultimo saluto e mi ha colpito il fatto che lo zio mi stesse seguendo con gli occhi. Quando ha visto che lo vedevo mi ha gridato "God is with you". Gli ho chiesto se intendeva dire "Dio sia con te". E lui allora "No: Dio è con te".
Salamalek - ho detto
Alaikum Salam - ha risposto
Insciallah (ho pensato)